SEGNO FORMA GESTO

Mostra SEGNO FORMA GESTO, Città di Castello, Pinacoteca Comunale – Carla Accardi, Afro, Vasco Bendini, Annibale Biglione, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Mino Ceretti, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Pinot Gallizio, Bice Lazzari, Leoncillo, Mario Nanni, Gastone Novelli, Cesare Peverelli, Concetto Pozzati, Bepi Romagnoni, Antonio Sanfilippo, Emilio Scanavino, Tancredi, Claudio Verna, Giuseppe Zigaina per una mostra, a cura di Marco Pierini, da non perdere aperta da sabato 23 agosto (con concerto jazz a inaugurazione) al 16 novembre 2014. SEGNO FORMA GESTO alla Pinacoteca Comunale – palazzo Vitelli alla Cannoniera – presenta un’ottima selezione di opere su carta di artisti italiani negli anni ’50 e ‘60 provenienti

Toti Scialoja

dalla Collezione della Galleria Civica di Modena. Tutto va rimesso in causa. L’artista è libero per la sua libera esplorazione, come lo è lo scienziato che non domanda il permesso a nessuno per una scoperta. Non esistono soltanto scoperte scientifiche, esistono scoperte poetiche.
Con queste parole Emilio Vedova, in un breve scritto del 1954, condensò lo spirito del tempo e dei fermenti artistici che lo andavano scuotendo. Rimettere tutto in causa voleva dire una cosa profondamente diversa da ciò che avevano inteso le avanguardie del primo Novecento. Negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale nessuno poteva consentire – a sé stesso e agli altri – alcun tipo di rivoluzione meramente estetica, un rinnovamento che non rimettesse in discussione il senso stesso del fare arte, la funzione sociale dell’artista.
La libertà d’espressione, dunque, il rifiuto delle norme – tanto quelle dettate dalla tradizione, quanto quelle ormai ridotte a formalismo stabilite dalle avanguardie storiche – la forte componente esistenziale furono i principali elementi comuni che condussero gli artisti a sperimentare tecniche, materiali e modalità espressive molto diverse tra loro. I risultati di questa incessante sperimentazione sono perfettamente leggibili anche nelle opere su carta, esiti spesso perfettamente compiuti e autonomi, piuttosto che abbozzi e appunti di carattere progettuale. I principali orientamenti linguistici dell’Informale italiano e delle coeve ricerche sono ben rappresentati all’interno della collezione della Galleria civica di Modena, i cui fogli testimoniano il prevalere, di volta in volta, del segno, del gesto, della forma, della materia, dell’articolazione spaziale. Ai disegni si aggiungono le incisioni della collezione di Don Casimiro Bettelli, che la Galleria civica ha ricevuto in comodato dalla Curia modenese nel 1999, esempi spesso straordinari di capacità d’invenzione e sorprendente sperimentazione tecnica, come nei casi rappresentati dalla grafica di Alberto Burri e di Lucio Fontana.

Queste testimonianze artistiche saranno ben visibili all’interno della mostra SEGNO FORMA GESTO allestita presso la Pinacoteca Comunale di Città di Castello e curata dal direttore della Galleria Civica di Modena Marco Pierini, con il supporto tecnico e operativo di Atlante Servizi Culturali, in collaborazione con la Fondazione Burri e il sostegno del Comune di Città di Castello e l’Associazione Palazzo Vitelli a S. Egidio. L’esposizione proporrà più di settanta opere in un iter studiato per spiegare al pubblico il particolare rinnovamento artistico e culturale, che per la prima volta nella storia dell’arte si è diffuso in paesi e continenti diversi sviluppando soluzioni analoghe e di cui gli artisti italiani attivi intorno anni ’50 e ’60 sono stati protagonisti non secondari.

In Italia infatti artisti come Afro, Burri, Capogrossi e Fontana per citarne solo alcuni, sono stati in grado di raccogliere le avanguardie e riformulare autonomamente soluzioni formali sorprendentemente nuove.
Oltre alle già citate opere provenienti dalla Galleria di Modena, la mostra avrà l’onore di ospitare una cartella di sei Combustioni e due rari Disegni di Alberto Burri. La Fondazione tifernate, ha infatti voluto onorare con il prestito di alcune opere del Maestro, questo evento concepito come punto di partenza tematico per le celebrazioni del centenario della nascita, previsto per il prossimo anno. Per la prima volta a Città di Castello, un centro per le arti contemporanee che opera a livello nazionale e internazionale, coopera con realtà consolidate e nuove associazioni emergenti del territorio, per un progetto artistico dall’alto valore didattico e culturale.
Carla Accardi, Afro, Vasco Bendini, Annibale Biglione, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Mino Ceretti, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Pinot Gallizio, Bice Lazzari, Leoncillo, Mario Nanni, Gastone Novelli, Cesare Peverelli, Concetto Pozzati, Bepi Romagnoni, Antonio Sanfilippo, Emilio Scanavino, Tancredi, Claudio Verna, Giuseppe Zigaina sono i protagonisti di questa articolata e multiforme avventura intellettuale, le cui tracce permangono ancora vive e nette nelle fragili carte esposte in mostra, con i loro segni d’uso, le pieghe, le piccole macchie che ne raccontano la storia, il loro passaggio – tuttora in corso – nel tempo.

 Evento inaugurale
FORMS IN ACTION – Jazz concert
L’evento inaugurale previsto per il giorno 23 agosto alle ore 18.00, si svolgerà presso il giardino della Pinacoteca Comunale di Città di Castello. Cornice ideale per ospitare il progetto musicale FORMS IN ACTION – Jazz concert a cura di Lorenzo Fiorucci per la scuola di musica Novamusica.
Un progetto che nasce per l’occasione e che tende a focalizzare la propria attenzione sul concetto di temporalità – istantanea, in latino il Sic et Nunc,traducibile con il “qui ed ora”, che larga parte della critica artistica ha utilizzato per descrivere e spiegare l’arte delle non forme in Italia e non solo (Informel o Aformale come si scriveva ancora sul finire degli anni cinquanta). Un periodo collocabile dalla fine degli anni quaranta fino alla fine dei cinquanta, un range di poco più di un decennio in cui il linguaggio delle arti si è profondamente modificato, il concetto stesso di arte e di opera, va assumendo un significato nuovo. Non più un legame stilistico, compositivo o strutturale dell’opera, bensì l’opera diviene la risultanza di un evento creativo scaturito da una situazione esistenziale dell’artista. Assume dunque importanza il momento creativo. Negli stessi anni anche in musica si ha una medesima rivoluzione in cui a far saltare gli schemi e le strutture consolidate di un’arte al servizio della classe borghese, si antepone un genere nuovo all’interno della radice Jazz, il Bebop, la cui rapidità esecutiva e soprattutto la ricca improvvisazione del momento determina un lungo sfogo creativo che rendeva defunzionalizzati gli antichi schemi musicali.

Sulla scia di questa esperienza si vuole rendere omaggio al periodo proiettando quelle ricerche su di un contesto contemporaneo coinvolgendo giovani compositori e musicisti anche di fama internazionale come il batterista John Arnold, il pianista Manuel Magrini e il Contrabbassista Matteo Chimenti, i quali alternando brani originali a standard jazz daranno prova della magia dell’improvvisazione evocando le origini di quello che fu uno dei grandi momenti dell’arte e della musica.