Governare il caso

Dopo I BIANCHI. Carlo Zauli e Terrae. La ceramica nell’informale e nella ricerca contemporanea, questo nuovo evento espositivo approfondirà una tendenza che, dalla seconda metà del Novecento, accomuna artisti di diversa generazione, provenienza, formazione culturale. Tendenza che ancora oggi interessa artisti a noi contemporanei e che invita l’artefice a sperimentare nuove tecniche e nuovi materiali, affrontare problemi formali senza pregiudizi, cercando sempre una soluzione inedita o una strada non ancora tentata, sapendo che il risultato potrebbe rivelarsi deludente ma non il cammino percorso per raggiungerlo.

La tensione fra la materia e l’intenzione formativa è alla base dell’operare dell’artista, consapevole che il processo creativo ha inizio con la scelta della materia e si conclude al termine della sua lavorazione, in una dialettica continua e aperta con l’artefice.
Il processo, dunque, acquisisce un’importanza nuova che lo svincola e lo emancipa dal concetto di semplice ‘esecuzione’. Non è raro vi s’inseriscano elementi di casualità governati dall’artista, oppure trasformazioni della materia, sia naturali sia intenzionalmente provocate, che concorrono al costituirsi dell’opera stessa.

Alberto Burri ha precorso questa strada, in particolare con le Combustioni – e in seguito con i Cretti – anticipando un’attitudine nei confronti dei processi esecutivi propria di esperienze successive come quella di Fluxus o della Process Art. A partire dunque da Burri, di cui la Fondazione ha generosamente prestato due opere, si ricostruisce un cammino volto a individuare una sorta di filo rosso che conduca – attraversando pittura, scultura, istallazioni, video – alla contemporaneità e a nuove modalità di generazione dell’opera come quelle affidate ai software, all’intervento del pubblico, alla sapienza artigiana messa in campo per volere dell’artista il cui controllo, durante la gestazione dell’opera, non può più dirsi esclusivo e completo ma condizionato dalla materia. César si affidava alla forza della pressa, che restituiva in forma geometrica, il materiale offertole dall’artista. Nella Superficie magnetica di Davide Boriani le immagini si creano grazie all’azione delle calamite che attraggono la limatura di ferro; l’opera assume quindi forme sempre diverse che non dipendono dalla volontà dell’autore. Il ciclo delle quadrettature di Aldo Mondino ispirato agli album da colorare per bambini, lasciava al pubblico la facoltà di colorarne un altro esattamente uguale. Con i suoi tableaux-pièges, i ‘quadri trappola’, Daniel Spoerri ha fissato il risultato di un incontro di oggetti che vengono restituiti a parete, come si trattasse di un ‘quadro’ tradizionale. Le tracce invisibili di Adalberto Mecarelli fissate col nitrato d’argento al contatto con la luce si manifestano fino alla possibile distruzione dell’opera stessa. Le lastre di rame di Federico Gori completano il loro ciclo di ossidazione solo durante l’esposizione, mutando sensibilmente i toni delle loro superfici. Vittorio Corsini ha chiesto per realizzare l’opera, la collaborazione degli abitanti della sua Casa nuova – appartengono a reali momenti della loro vita quotidiana le scritte che vi si leggono – mentre Gabriele Dini, con Breath, rende ‘attivo’ il visitatore, chiamato a infondere energia ai quattro elementi col proprio fiato.

In mostra opere di:
Enrico Baj, Joseph Beuys, Davide Boriani, Geta Bratescu, Alberto Burri, César,Vittorio Corsini, Gabriele Dini, Federico Gori, James Harris, Douglas Huebler, Melissa Kretschmer, Adalberto Mecarelli, Aldo Mondino, Daniel Spoerri, Jean Tinguely.